Tutti conosciamo la storia ufficiale degli attentati dell'11 settembre 2001: un attacco terroristico coordinato che ha cambiato il mondo. È una narrazione impressa nella memoria collettiva, definita da immagini di fumo, eroismo e tragedia.
Tuttavia, oltre questa narrazione, esiste una serie di eventi, decisioni e prove che, se esaminati attentamente, appaiono così illogici da sembrare inverosimili. Questa non è la storia che ci è stata raccontata, ma una sequenza di negligenze e stranezze così significative da sfidare ogni logica.
Questo ci porta a una domanda inevitabile: possiamo davvero accettare la versione ufficiale quando le fondamenta su cui poggia sono piene di crepe così profonde? Esploriamo insieme queste incongruenze e lasciamo che siano i fatti a parlare.
1. La Risposta Aerea: Minuti Preziosi e Decisioni Illogiche
La catena di eventi che ha caratterizzato la risposta della difesa aerea nordamericana (NORAD) la mattina dell'11 settembre è una sequenza di ritardi e scelte inspiegabili che vanno oltre la semplice negligenza.
- Volo 11: Dopo che le comunicazioni si interrompono, passano 12 minuti prima che la torre di controllo dia l'allarme. Successivamente, la Federal Aviation Authority impiega altri 15 minuti per avvisare il NORAD. A sua volta, il NORAD attende altri 5 minuti prima di ordinare l'intercettazione. L'ordine finale è di far decollare i caccia dalla base più lontana (Otis, a 305 km) anziché da quella più vicina. I jet decollano 10 minuti dopo che l'aereo si è già schiantato sulla prima torre.
- Volo 175: I due caccia F-15 già in volo, capaci di raggiungere i 3000 km/h, viaggiano inspiegabilmente a una velocità di crociera di appena 900 km/h. Questa lentezza permette al secondo aereo di colpire il suo obiettivo senza alcun ostacolo.
- Volo 77 (Pentagono): Nonostante l'allarme per un terzo dirottamento, il NORAD sceglie ancora una volta la base più lontana (Langley, a 207 km) invece di quella più vicina (Andrews, a soli 16 km). Ignora inoltre la presenza di caccia già in volo a soli 10 minuti di distanza dal velivolo dirottato. I jet inviati, come se non bastasse, volano a un'incredibile e illogica velocità di 200 km/h.
- Volo 93: Quando il NORAD viene informato di un quarto aereo dirottato diretto anch'esso verso Washington, non farà assolutamente niente, come se già sapesse che quell’aereo non avrebbe comunque raggiunto il suo obiettivo.
Questo schema di ritardi e decisioni contro-intuitive si ripete con una precisione tale da far sorgere dubbi profondi. Non si tratta più solo di errori, ma di un comportamento che sfida ogni protocollo militare e logica operativa.
Qui si potrebbe parlare di follia o peggio della volontà che gli aerei si schiantassero.
2. Il Presidente Bush: Sicurezza Ignorata e una Fiaba Interminabile
Mentre la difesa aerea della nazione sembrava paralizzata da una catena di decisioni inspiegabili, l'uomo al vertice del comando, il Presidente George W. Bush, mostrava una calma altrettanto sconcertante. Si trovava in una scuola elementare in Florida, intento a leggere ai bambini la fiaba di una capretta.
Ma è il comportamento successivo del Presidente a rappresentare l'anomalia più profonda. Anche dopo essere stato informato che la nazione era sotto attacco, ha continuato la lettura per "decine e decine di interminabili minuti". L'argomentazione che non volesse spaventare i bambini crolla di fronte a due fatti cruciali. Primo, come Comandante in Capo, la sua responsabilità primaria era quella di assumere il comando e autorizzare una risposta immediata.
Secondo, e ancora più grave, è l'anomalia legata alla sua sicurezza. I protocolli di emergenza impongono ai servizi segreti di evacuare il presidente al minimo accenno di minaccia. Invece, lo hanno lasciato esposto in un edificio "fragile" come una scuola, un obiettivo vulnerabile e facilmente identificabile, sollevando il dubbio su da dove provenisse tutta questa loro sicurezza.
Solo chi si trova alla regia o quantomeno ne avesse letto il copione poteva avere la certezza di non essere tra gli obiettivi.
3. Il Pentagono: Un Impatto Senza Aereo?
L'analisi della scena dell'impatto al Pentagono, il cuore della difesa militare statunitense, rivela una serie di contraddizioni fisiche che sfidano la versione ufficiale.
- Le difese anti-aeree del Pentagono, tra le più sofisticate al mondo, non sono state attivate per intercettare l'oggetto in avvicinamento.
- Delle oltre 80 telecamere di sorveglianza presenti nell'area, solo una ha catturato qualcosa, ma il filmato presenta dei fotogrammi mancanti che impediscono una chiara visione dell'oggetto.
- Diverse testimonianze oculari descrivono un oggetto "sottile con un suono ben diverso da quello degli aerei di linea e con piccole Ali che si sarebbero staccate un attimo prima dell'impatto".
- Le prove fisiche sulla scena sembrano contraddire l'impatto di un Boeing 757: nessuna traccia dei solchi che le ali avrebbero dovuto lasciare nel prato, i tralicci circostanti sono rimasti in piedi e l'ultima parete non crollata presenta un foro circolare perfetto, compatibile con l'impatto di un'ogiva di missile.
4. Prove Miracolose e Telefonate da Zero Secondi
Anche le prove utilizzate per identificare i dirottatori e confermare gli eventi a bordo sollevano seri interrogativi sulla loro autenticità.
Il primo elemento riguarda il ritrovamento dei documenti appartenenti ai presunti terroristi. Questi sarebbero stati ritrovati "miracolosamente illesi laddove tutto il resto era incenerito", una circostanza a dir poco fortuita considerando l'intensità degli incendi e delle esplosioni.
Il secondo elemento è ancora più sconcertante. Una registrazione telefonica di una passeggera che descriveva il dirottamento è stata usata come prova chiave. Tuttavia, i tabulati telefonici ufficiali relativi a quella chiamata mostrano una durata di "0 secondi". Se la chiamata non è mai durata abbastanza per essere registrata, da dove proviene la registrazione?
Un Puzzle Incompleto
La narrazione ufficiale dell'11 settembre, sebbene ampiamente accettata, è disseminata di troppe stranezze per essere considerata una verità definitiva. Dalla risposta palesemente illogica della difesa aerea alla calma surreale del Presidente, passando per le contraddizioni fisiche sulla scena del Pentagono e le prove a dir poco dubbie, il puzzle rimane palesemente incompleto. Accettare questa catena di eventi come semplice frutto del caso e dell'incompetenza richiede un atto di fede.
Un passo alla volta la verità verrà fuori. E questa non è una teoria.

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